giovedì 9 novembre 2017

(129) This pain is just too real #3

Diventò il mio pensiero speciale. E alla fine mi dichiarai. Ma la risposta non fu quella che mi sarei aspettato. Mi disse che riusciva a vedermi solo come un amico, niente di più. Un amico importante, certo, ma comunque non era quello che volevo. Non mi accontentai di quella risposta, sapevo che lei era ciò che avevo sempre voluto e a qualunque costo dovevo farcela. Fu quello, probabilmente, il momento in cui divenni schiavo di quell'amore. Gli permisi di consumarmi l'anima ogni giorno sempre di più, senza accorgermene, fino ad arrivare a dare tutto me stesso a lei e a quell'amore che ancora non era nemmeno nato. Ero suo. Ma nonostante tutta quella felicità non riuscivo a darmi pace: com'era possibile che due persone potessero stare così bene insieme ma allo stesso tempo essere semplici amici? Non era possibile! E poi tutto si complicò un giorno qualunque di inizio primavera. Stava ridendo, e lei sapeva benissimo quanto fossi innamorato di quel sorriso. Era come se le sue labbra, piegate in quel modo e unite al suono delle sue risate, fossero una fonte inesauribile d'amore. La baciai, fu la prima volta. Quasi indignata mi diede dello stupido; la baciai un'altra volta. E forse proprio in quel momento iniziò ad accendersi qualcosa. Non avevo la felicità, la felicità aveva me.

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