Diventò il mio pensiero speciale. E
alla fine mi dichiarai. Ma la risposta non fu quella che mi sarei
aspettato. Mi disse che riusciva a vedermi solo come un amico, niente
di più. Un amico importante, certo, ma comunque non era quello che
volevo. Non mi accontentai di quella risposta, sapevo che lei era ciò
che avevo sempre voluto e a qualunque costo dovevo farcela. Fu
quello, probabilmente, il momento in cui divenni schiavo di
quell'amore. Gli permisi di consumarmi l'anima ogni giorno sempre di
più, senza accorgermene, fino ad arrivare a dare tutto me stesso a
lei e a quell'amore che ancora non era nemmeno nato. Ero suo. Ma
nonostante tutta quella felicità non riuscivo a darmi pace: com'era
possibile che due persone potessero stare così bene insieme ma allo
stesso tempo essere semplici amici? Non era possibile! E poi tutto si
complicò un giorno qualunque di inizio primavera. Stava ridendo, e
lei sapeva benissimo quanto fossi innamorato di quel sorriso. Era
come se le sue labbra, piegate in quel modo e unite al suono delle
sue risate, fossero una fonte inesauribile d'amore. La baciai, fu la
prima volta. Quasi indignata mi diede dello stupido; la baciai
un'altra volta. E forse proprio in quel momento iniziò ad accendersi
qualcosa. Non avevo la felicità, la felicità aveva me.
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