“Avevo 18 anni quando entrai
nell'arma. Con la memoria satura dei discorsi patriottici di mio
padre imparai a combattere e ad abbracciare la morte, nemica e
alleata allo stesso tempo. Ho ucciso tanti uomini, padri, figli,
fratelli. Ho seminato il terrore come una fredda pioggia di piombo
per qualche grammo di medaglie e tonnellate di rimorsi. Forse
l'errore più grande che facciamo noi uomini è quello di credere e
lottare per ideali che non ci appartengono. E così arriva il
pentimento”. Finì la frase e spirò. L'infermiera rimase
impassibile. Era un tiepido pomeriggio di inizio marzo, il giorno in
cui Gioacchino si liberò del peso della maschera indossata per una
vita intera e spiccò il volo.
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